I am the walrus /2

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Come già detto precedentemente, è uscito Rockband: The Beatles.
E non è né più, né meno uno di quei giochini come Guitar Hero (se si può parlare di giochino, di un prodotto che ha venduto oltre dieci milioni di copie). La cosa che ti frega è che si basa su canzoni che tutti conosciamo e (quasi) tutti adoriamo. John Hannah, in Sliding Doors, diceva che abbiamo i Beatles nel sangue, nel DNA, che ci vengono passati tramite il liquido amniotico. Ed è probabilmente vero, perché ogni detrattore non riesce a negare che almeno una canzone o due gli piacciono.
Il colpo di genio di questo prodotto, tra l’altro, è l’impostazione grafica. Intorno al ’65 i Beatles smisero di fare concerti e, poco dopo, sono anche entrati in quella loro fase psichedelica che poi li ha condotti al Sgt. Lonely Heart Club Band e al Magical Mistery Tour. Il gioco, sotto questo punto di vista, si è impegnato a fondo per ripetere l’esperienza. La prima parte di gioco replica i locali e gli stadi, con la folla e tutto. Ma poi per le canzoni sono stati creati dei video a tema, appositi, che ricreano perfettamente lo spirito e le idee che contaminavano il periodo e i testi del quartetto. Dimostrazione qui, nel video di apertura del gioco, dove a un minuto e trenta, comincia il viaggio sotto effetto di LSD e lo si fa con classe e citazioni del repertorio beatlesiano notevoli – io, personalmente, adoro il rinoceronte con l’ombrello.

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